Marinesi in America: la storia di Joe Parisi, sindacalista e filantropo


di Ciro Guastella
NEW YORK. Durante il secondo conflitto mondiale l'America era stata la nostra nemica ma, a conti fatti, fu la stessa che infine ci liberò dal vero nemico. Nel Luglio del 1943 l'invasione Americana in Sicilia scaturì a seguito di una strategica operazione militare basata anche sull'alleanza con la malavita siciliana, alla quale, dopo lo sbarco, era stato affidato il compito specifico di proteggere le strade da cecchini, servire come guida nei difficili percorsi montagnosi e provvedere indispensabili informazioni ottenute tramite lo spionaggio. Per effettuare l'occupazione, che diede svincolo entro quattro giorni alle infiltrazioni nel territorio nazionale da parte dell'armata guidata dal Generale George Patton, uno strano accordo era stato pattuito fra Lucky Luciano (alias Salvatore Lucania, nato a Lercara Friddi), uno degli uomini più temuti della malavita Americana, ed i rappresentanti del Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti. L'accordo, stipulato mentre Lucky era in prigione a scontare una condanna che doveva durare dai 30 ai 50 anni, si avvaleva dei contatti ed influenze che Lucky manteneva con i capi della mafia siciliana.
Nel 1946 Lucky venne rilasciato a seguito delle favorevoli testimonianze fornite in Corte da agenti del controspionaggio e una lettera scritta da un ufficiale del Dipartimento Navale che confermava l'aiuto ricevuto durante l'occupazione. Secondo l'intesa stabilita, Lucky venne rimpatriato nella sua terra natia stabilendosi prima a Roma e quindi a Napoli.
Finita la guerra l'America aderiva all'adempimento degli obblighi di riparazione e contribuiva a finanziare le opere riabilitative per la ricostruzione dell'Italia, già provata dai severi bombardamenti aerei. Naturalmente gli Italiani residenti in America, che non avevano mai compreso o approvato la validità dei motivi per la guerra fra le due nazioni, erano finalmente felici di vederne la fine e di prodigarsi effettivamente per alleviare le sofferenze delle famiglie d'Oltreoceano.
Joe Parisi, nato a Marineo nel 1896, era emigrato in America giovanissimo. Joe era dotato di una viva intelligenza ed una assoluta dominante personalità. Dalle crude e spesso abrasive strade della bassa New York dove abitava, imparò subito a sopravvivere in un ambiente spietatamente competitivo, in una terra dove l'italiano, considerato ignorante e rozzo, spesso subiva abusi degradanti. Così Joe cominciò a frequentare le scuole americane, a parlare fluentemente l'Inglese, dimostrando qualità diplomatiche ed intuitive che gradualmente gli guadagnavano stima e rispetto da chi lo frequentava. Malgrado l'aspetto possente, Joe fondamentalmente era un uomo modesto; infatti durante la sua vita non cercò mai riconoscimenti o titoli onorifici da legare al suo buon nome. Manteneva amicizie e contatti politici intimi marcati da reciproca ammirazione.
Negli anni '40 New York si svegliava da un pigro letargo economico che l'aveva per tempo tenuta in ginocchio. Ora cominciava ad emergere una tecnologia moderna che faceva intravedere un modo di vivere più agiato ed efficiente per un'attiva società avvantaggiata dall'ausilio di accessori ed aggeggi pratici da poter acquistare ad un prezzo modico. L'inizio del consumismo a ciclo ripetitivo, usa e butta, risale proprio a quei tempi. Notevolmente, nello stesso periodo, prosperava la produzione di capi di abbigliamento personale. Stabilimenti equipaggiati con modernissimi impianti ed esperto personale, manifatturavano collezioni di stile confezionati per uso locale o da esporto. Joe Parisi a capo del sindacato local 27, organizzava e coordinava i vari gruppi delle categorie che rappresentava nell'industria sartoriale, imballaggio merce e perfino trasporti.
Joe credeva che agli operai spettava il diritto di avere un adeguato e dignitoso compenso salariale e benefici medico-ospedalieri per l'intera famiglia. Per tanto tempo i direttori di azienda con pochi scrupoli avevano sfruttato i dipendenti, soggiogandoli a lunghe ore lavorative in cattive condizioni ambientali con un salario misero, fra questi un'alta percentuale italiana, alcuni perfino marinesi. Joe aveva indubbiamente contribuito al rafforzamento dell'economia newyorkese, ma era soprattutto fiero di avere ottenuto un decoroso trattamento umano per i membri che rappresentava (sul tema degli sfruttamenti ed i sorprussi ai danni degli emigranti italiani ne fa esauriente studio Constantino Ianni nel volume "Il Sangue degli Emigranti", pp. 361, Galzerano Editore, 1996).
Joe faceva diverse traversate oceaniche in Italia. La sua base era Palermo, Hotel des Palmes. Da lì andava a Marineo, dove visitava i parenti e gli amici e si rendeva personalmente conto delle immediate necessità locali. La ricostruzione del Collegio di Maria, con attiguo orfanotrofio fu una sua priorità. A qualsiasi altra causa, sottopostagli come meritevole, faceva pervenire presto fondi monetari ed altre spedizioni contenenti stoffa da cucito e centinaia di paia di scarpe. Ma le somme di denaro che Joe elargiva era per gli individui che personalmente si appellavano alla sua generosità. Giornalmente, una processione di gente approcciava Joe e lui come sua consuetudine apriva loro il cuore ed il portafogli. Dava prestiti per acquisto di proprietà immobiliare senza richiederne ricevuta e non veniva mai ripagato. Un individuo chiese ed ottenne una somma in dollari per l'acquisto di un somaro e, quando l'animale comprato eventualmente cominciò a dimostrare ostinate abitudini inguaribilmente pigre, l'uomo si lamentò con Joe pretendendo che intervenisse per rimediare alla situazione...
Joe aveva sposato Maria, figlia di Filippo e Rosa Santantonio, anche loro emigranti Marinesi. Maria aveva una disposizione gentile ed un carattere filantropico da uguagliare Joe. Maria manteneva e coltivava ottime relazioni sociali. Sovente la coppia intratteneva ospiti nell'appartamento di Gramercy Park a Manhattan o consumava cene al Copacabana dove al loro tavolo era possibile incontrare Jimmy Durante, Frank Sinatra ed Ava Gardner. La loro villa di West Islip nel Long Island, in Estate, era frequentata da gente che visitava la coppia, mai stanchi di ospitare gli amici
Joe era attivo membro del Sodalizio di New York dedicato a San Ciro ed organizzava innumerevoli banchetti allo scopo di raccogliere fondi da inviare a Marineo, fra i membri del comitato promotore ricordiamo tanti nomi: Pietro Di Marco, Salvatore Maneri, Carmelino ed Andrea Gualemi, Frank Calderone, Ciro Bivona, Stefano Daidone, Frank Bonomolo, Vincenzo Pulizzotto, Frank Puisello, Ciro Ribaudo e la famiglia Mastropaolo, pioniere fondatrice dei Grandi Magazzini Masters. In una di quelle occasioni onoravano Padre D'Amico, prete Marinese assegnato ad una Parrocchia nel Perpignano di Palermo, in visita negli Stati Uniti. L'accoglienza ed il trattamento ricevuto dai Marinesi in America commuovevano Padre D'Amico, il quale in futuro descriverà quel viaggio come l'avventura più bella della sua vita.
Quando Lucky Luciano nella sua permanente dimora dell'Hotel Vesuvio, ebbe notizia che Joe e Maria Parisi erano in Sicilia, decise di fare agli amici una visita a sorpresa. Lucky, una volta mentre a New York visitava Wall Street, il pulsante cuore e barometro dello stato finanziario americano, osservando il flusso frenetico ed il valore monetario delle transazioni azionistiche, disse che una cosa molto terribile stava accadendo: si stava accorgendo di essersi associato all'organizzazione sbagliata. Ora a causa della sua torbida reputazione, anche se fuori dal suo ambiente americano, veniva regolarmente tenuto sotto sorveglianza ed i suoi movimenti quindi discretamente controllati. Quando arrivò a Marineo, convinto di aver evaso la sorveglianza, Lucky si accorse invece che ad ogni angolo delle vie del paese c'era un poliziotto a tenerlo d'occhio. Infastidito da quella presenza, tagliò corto l'incontro con i Parisi per ritornare di nuovo a Napoli.
Negli anni cinquanta a Washington venne costituito il Comitato Investigativo Senatoriale per avviare una inchiesta sulla Criminalità Organizzata in seno ai Sindacati. Robert Kennedy, fratello del futuro Presidente John Kennedy, e Senatore di New York, conduceva le interrogazioni, ponendo domande su Joe Parisi e le sue attività sindacali ai detectives Doyle and Greene del New York City Police Department. I detectives testimoniavano che dopo certe accuse ed un processo a carico di Joe Parisi, lo stesso venne trovato innocente di aver commesso alcun reato.
Quel cuore pieno di affetto per Marineo, il cuore che fedelmente dettava le sue azioni e metteva a chiara luce il nobile carattere umano, cessava di battere improvvisamente nel 1956. Joe non ebbe l'opportunità di negoziare e lottare contro una volontà divina che non dava via di scampo. La sua missione immaturamente veniva per sempre interrotta. Ai funerali, con famiglia ed amici che avevano amato l'uomo scomparso, il corteo passava fra centinaia di corone di fiori, arrivate da ogni parte degli Stati Uniti.
Joe Parisi ancora oggi è ricordato a Marineo da coloro che ebbero l'opportunità di averlo conosciuto. La sua immagine, passione e statura umana simboleggiano un monumento virtuale in onore ed omaggio all'uomo che opera fedele ai solidi principi morali, che dopo aver transitato su questa terra fra i suoi simili, e pur non avendo avuto nulla intestato con il suo nome, riesce ancora a far rievocare gli alti ideali raggiunti!