Il Vescovo e le regole


di Rosario Giuè
In una società abituata al quieto vivere, in una Sicilia in cui non ci si muove senza prima calcolare «quanto ci guadagno», è degno di apprezzamento il fatto che un vescovo siciliano elevi la voce con chiarezza a difesa della democrazia.
In una Chiesa che rischia di essere schiacciata in una logica contrattualistica tesa a parlare forte solo in difesa dei cosiddetti «valori cattolici» con qualunque governo, la presa di posizione del vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, sul pasticcio delle liste elettorali fa sentire meno soli, specialmente in Sicilia. Monsignor Mogavero, che è anche responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, ai microfoni della Radio Vaticana ha affermato che «cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto» perché «la democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci». E non deve accadere che la democrazia, ha detto Mogavero, sia diretta «dall' arbitrio di qualcuno» o possa essere «improvvisata ogni giorno». Perché, in questo caso, «mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive». Queste cose le sanno i miei studenti delle classi quinte delle scuole secondarie superiori, ove si insegna ancora un po' di diritto pubblico. Le regole sono a garanzia e a tutela di tutti. Se si esce da quei binari, dai binari delle regole decise prima a garanzia di tutti, per il vescovo di Mazzara «si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore, il valore della partecipazione oggi, e domani un altro valore». Credo che sia la prima volta (almeno da recente) che un vescovo siciliano parli con parole così chiare a difesa della vita democratica. E che per di più lo faccia, non in astratto e genericamente, quando non si "tocca" nessuno, ma all' interno di un contesto e di una situazione precisi. Ciò rappresenta indiscutibilmente un gesto educativo per i giovani più di mille prediche. La forza di denuncia delle parole di mons. Mogavero sulla forzatura del governo a proposito del decreto-legge "salvaliste" è evidente. E, così, nel giro di qualche ora, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana si è sentito in dovere di prendere le distanze da quelle parole affermando che «la CEI non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni» sul decreto "salvaliste". Una precisazione fuori luogo, dal momento che mons. Mogavero non ha voluto rappresentare gli altri suoi colleghi vescovi né tutta la Conferenza Episcopale. Egli non ha parlato da cittadino democratico. Ha voluto legittimamente assumersi la sua responsabilità di cittadino democratico e di vescovo conciliare in un momento difficile per il bene del Paese. Non si può fare questo? La repentina presa di distanza della CEI rischia di dare l' impressione che il documento da poco pubblicato, "Per un Paese solidale, Chiesa italiana e Mezzogiorno", possa rimanere solo qualcosa di retorico. Non si può dire che l' arroganza di qualcuno non fa crescere «un Paese solidale»? E dirlo quando è necessario, senza parlare la sera alla luna? Mettere sull' avviso che le regole e la Costituzione non si calpestano è un dovere civico. Dei diritti di tutti anche i cattolici e la comunità ecclesiale si devono fare carico, se si sentono davvero parte integrante di questo Paese. Sarebbe bello se anche altri vescovi siciliani si muovessero così decisamente, come mons. Mogavero, per difendere la democrazia come casa di tutti e di tutte in occasioni simili.
Repubblica 9 marzo 2010