
di Rosario Daidone
MARINEO. Eloquente esempio di collaborazione con gli architetti, il pannello di mattoni di Marineo si rivela elegante ed armonioso nelle linee, frutto riuscito di un “cartone” che non ignora, come accade in altre realizzazioni siciliane dello stesso genere, proporzioni e leggi di prospettiva.

Nella storia della maiolica siciliana l’opera non ha avuto l’attenzione e il rilievo che merita. Antonino Ragona che le dedica una breve nota, accreditando una collocazione cronologica di inizio ‘700, ne attribuisce l’esecuzione al maiolicaro Giorgio Milone firmatario, nel 1715, dell’opera di Carini, o allo stesso autore, ignoto, del rivestimento di Monreale. Lo studioso ne coglie i tratti per molti versi eccezionali, mentre il paragone e la datazione proposti, ad una osservazione più diretta, entrano in discussione sia per la diversità qualitativa dei manufatti in esame che per la differenza dell’impianto compositivo e per gli accordi cromatici soprattutto che, nel nostro pannello, sembrano evidenziare insistenti influssi napoletani tardo-settecenteschi. Il giallo, che caratterizza gli incarnati delle opere partenopee di questo periodo, dilaga nelle figure dei due angeli allegorici della cimasa, nel mantello aderente della figura, nelle geometriche modanature architettoniche, nei misurati festoni. Tuttavia dell’esecuzione palermitana non si può dubitare, né di una stretta collaborazione con gli architetti del tempo adusi alla fornitura dei cartoni.
La bottega potrebbe essere quella di Don Nicola Sarzana (1701-1786) il migliore dei mattonari palermitani della seconda metà del ‘700, attivo anche in alcuni pavimenti di Corleone e di Caccamo, attento agli influssi forestieri ed unico concorrente dei riggiolari partenopei, che durevole successo riscossero nella clientela siciliana.
La ricerca di documentazione archivistica che avrebbe dovuto supportare il restauro recente dell’opera, dovrebbe restringersi all’ultimo quarto del ‘700 quando più insistenti nell’ambito palermitano si fanno le committenze dei pannelli devozionali in maiolica e più stretti i rapporti con gli architetti della nuova generazione tendenti al Neoclassicismo.
La rimozione delle mattonelle in fase di restauro ha evidenziato alcuni aspetti che non era possibile esaminare prima. La colorazione rossastra del biscotto -per abbondante materiale ferroso nell’argilla- e l’esistenza nel verso della “nicchia” (per una maggiore presa della malta in fase di collocazione) confermano, anche nella loro misura approssimativa di cm. 17 di lato ( due di quadro del palmo di Palermo secondo il linguaggio documentale), l’uso dei materiali e le tecniche esecutive delle maestranze palermitane.